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Scrivo e mi domando: perché?
Forse lo faccio per non sentire il ghiaccio della morte avvolgere prematuramente le dita, e da esse estendersi lentamente sino a giungere al cuore. Scrivo, e ancora mi interrogo sul perché del suo essere, sull'ingiustificato respiro del suo vivere in me. Scrivo, e quando ho posto termine a questo mio convulso fare, nuovamente ancora riprendo, attendendo l'ora del giorno che viene per gettarmi nel mare di queste minuscole lettere che, come gocce di limpida rugiada, dissetando, irrorano l’arido ed esteso campo della mia anima. Scrivo, e mentre scrivo, la mente non domanda più il suo perché, il cuore batte forte e pare seguire la danza delle dita sul tamburo dell’anima che, finalmente, odo suonare. Scrivo, e mentre scrivo, la sinfonica armonia della vita mi si fa presente, ed io vivo!
Marilina Frasci
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